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instabilità e vegetazione

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instabilità e vegetazione

Messaggio  Robin10 il Ven Ago 09, 2013 9:22 am

Proseguo volentieri la discussione sull’effetto della vegetazione come suggerito da Ferrari-Tractor.

Inutile dire che il tema è vastissimo, quindi posso riassumere solo i punti fondamentali:
La vegetazione ha quasi sempre effetti positivi sulla stabilità dei versanti. In letteratura scientifica si trovano anche esempi di qualche effetto destabilizzante ma direi che sono casi particolari dove il peso della pianta, l’effetto del vento sulla stessa o l’aumentata infiltrazione dei terreni potrebbe aumentare l’instabilità locale.
Quello che occorre tenere sempre presente è che esistono moltissimi tipi di instabilità, profondi e superficiali, con meccanismi di innesco diversi.
L’altra considerazione è il tipo di terreno. I terreni argillosi si comportano in modo completamente diverso da materiali rocciosi la cui stabilità quasi sempre è controllata dalla struttura (fratture e loro orientamento).
Detto in modo molto grossolano, alla base però il concetto è sempre quello: quando le forze destabilizzanti (peso, azione dell’acqua – spesso il vero colpevole - e altre ancora ) hanno la meglio su quelle stabilizzanti il pendio è instabile e può dare luogo a movimenti franosi se non artificialmente stabilizzato. In pratica, non esiste un caso uguale all’altro ma solo casi simili che vengono raggruppati in molte categorie.
Normalmente la vegetazione forestale aiuta la stabilità perchè:
aiuta a rallentare la saturazione dei suoli (evapotraspirazione), protegge dall’effetto erosivo della pioggia battente (le conifere tutto l’anno), l’apparato radicale lega (soprattutto se si intreccia con quello di altre piante in forma di “rete”) il terreno aumentandone la sua “coesione” (uso il termine in modo volutamente generico).
Si è osservato però che raramente le piante forestali possono avere un’azione superiore a 2- 3 m (qualcuno dice anche 5) metri di profondità. E’chiaro che se lo scivolamento avviene su un piano di scorrimento profondo la vegetazione può fare poco. Ho visto frane portare via 20 ettari di faggete mature come se fossero arbusti.
Per concludere, la vegetazione svolge quasi sempre un’azione positiva importante ma bisogna contestualizzare il tipo di instabilità (profondità, tipo di materiale, tipo di scivolamento presenza di acqua e livello di saturazione etc. etc.). e non aspettarsi l’impossibile.

P:S: chi avesse problemi di erosione superficiale consiglio di orientarsi, oltre la classica ginestra, verso il vetyver (quello dei profumi). Ha un apparato radicale impressionante che forma una vera e propria rete.

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Re: instabilità e vegetazione

Messaggio  Dan56k il Ven Ago 09, 2013 4:54 pm

A conferma di quanto detto da Robin10 (che dalla terminologia che usa sospetto essere un collega geologo), volevo riportarvi un esempio di come gli alberi riescono a stabilizzare un versante critico:

Uploaded with ImageShack.com

Il luogo è a qualche centinaio di metri da casa mia, e la scarpata perfettamente verticale è impostata su una base di argille sovrastata da un orizzonte potente qualche metro di sabbie limose. Il tutto è retto solamente dall’apparato radicale delle tre querce che vedete situate sul ciglio di quella che era una vecchia cava di argilla. Senza quelle querce il pendìo si sarebbe adagiato su un angolo di circa 45°, come è testimoniato dall’andamento del versante ai lati della zona fotografata.
Andando a verificare da vicino (l’ho dovuto fare per lavoro), si nota come immediatamente al disotto delle radici della quercia centrale vi siano nelle sabbie delle fessurazioni verticali profonde anche più di un metro, a riprova del continuo dilavamento ad opera delle acque meteoriche. Vista da vicino la situazione è davvero preoccupante.
Quindi quelle querce stabilizzano, ma nello stesso tempo sono anche un fattore potenzialmente destabilizzante perché la neve, e soprattutto il vento di tramontana, potrebbero innescare un effetto leva che non trovando resistenze a valle le potrebbe far crollare. E con loro buona parte del pendìo.  
All’epoca dello studio avevo pronosticato che avrebbero retto al massimo una decina d’anni. Ora ne sono passati otto e ancora sono in piedi. Continuo a sperare di essermi sbagliato.
Dan
PS Scusate, ma non so come mettere la foto più piccola, da imageshack me l'ha caricata così. Se ci cliccate sopra vedrete tutte e tre le querce.
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Re: instabilità e vegetazione

Messaggio  falcetto il Sab Ago 10, 2013 8:04 am

Dan56k ha scritto:PS Scusate, ma non so come mettere la foto più piccola, da imageshack me l'ha caricata così. Se ci cliccate sopra vedrete tutte e tre le querce.
Ricordo che per visualizzare la foto completa si può agire anche tenendo premuto il pulsante "ctrl" e premendo il "-" (meno). Poi con il pulsante "+" si ritorna alle origini. Saluti

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instabilità e vegetazione

Messaggio  Robin10 il Sab Ago 10, 2013 6:14 pm

Ebbene sì Dan56, mi hai smascherato. Sono un tuo collega. Niente da fare certi termini rivelano il nostro DNA. Interessante il caso tuo specifico, grazie.

Sarebbe interessante, se già non lo hai trovato, vedere se in letteratura esiste qualcosa di specifico sulle specie di alberi diffusi in Italia che maggiormente hanno capacità di tenuta. Di solito si cita sempre la robinia ma molto probabilmente c'è dell'altro con simili capacità (il nocciolo per esempio?). Soprattutto che dica la profondità utile dell'apparato radicale.

Un saluto

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Re: instabilità e vegetazione

Messaggio  ferrari-tractor il Dom Ago 11, 2013 7:27 am

Robin10 ha scritto:
Sarebbe interessante, se già non lo hai trovato, vedere se  in letteratura esiste qualcosa di specifico sulle specie di alberi diffusi in Italia che maggiormente hanno capacità di tenuta. Di solito si cita sempre la robinia  ma molto probabilmente c'è dell'altro con simili capacità (il nocciolo per esempio?).  Soprattutto che dica la profondità utile dell'apparato radicale.  
Robinia: sicuramente mette radici ovunque, ma non va in profondità; su terreni fertili la sconsiglio perchè cresce troppo velocemente e inevitabilmente le nevicate in inverno la piegano o spezzano.

Nocciolo: per la mia esperienza non ha un grande apparato radicale, aggiungo anche che è una pianta di scarso/nullo valore per il legno e per i frutti il terreno deve essere predisposto per la raccolta.

A me piace molto il frassino, pianta robusta, cresce abbastanza veloce su quasi tutti i terreni e se nato da seme ha un bel fittone che va giù in profondità, anche come radici è abbastanza tenace.
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Re: instabilità e vegetazione

Messaggio  psq il Dom Ago 11, 2013 8:11 am

Ho una scarpata che volevo consolidare con la tecnica della palificata semplice.
Mi sono già procurato una discreta quantità di legname da utilizzare.



Per le talee da mettere a dimora ho letto che viene molto utilizzato il salice.
Pensavo di utilizzare anche degli arbusti delle talee di una piante selvatiche che fanno delle piccole prugne.

Qualcuno conosce il vetiver?
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instabilità e vegetazione- vetiver

Messaggio  Robin10 il Dom Ago 11, 2013 10:14 am

Non ho esperienza diretta ma da quello che so ha ottime capacità antierosive e sviluppa radici molto fitte e profonde. Non so se si trova però facilmente. Prova a fare una ricerca su Google con "Prati armati" oppure vai su "vetiver.it"

un saluto


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Re: instabilità e vegetazione

Messaggio  Robinia il Dom Ago 11, 2013 10:54 am

...a te interessa avere una pianta che oltre a consolidare ti dia anche qualche frutto,oppure il solo valore estetico?

Il maggiociondolo volendo è ottimo per consolidare,uno neo è che si tratta di una pianta velenosa,oppure per la colorazione dei rami in inverno anche il corniolo (cornus mas cornus sanguinea )...Rolling Eyes 
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Re: instabilità e vegetazione

Messaggio  psq il Dom Ago 11, 2013 2:29 pm

Le piante dovrebbero consolidare ma anche avere un pregio estetico e possibilmente produrre frutti Smile

Alla sommità della scarpata vorrei mettere una siepe di pyracantha a delimitare lo spazio
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Re: instabilità e vegetazione

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